tàijíquán e fibromialgia

Nel tàijíquán il “rilassamento”, “fàngsōng” o semplicemente “sōng” ha un significato particolare: significa “rilassato ma non vuoto”, come dice la Maestra Carmela Filosa. E’ un rilassamento “attivo” e “collegato”. Tutte le parti del corpo devono essere rilassate ma non molli, attive ma non rigide. Concentrarsi su “song” si svilupperà una sorta di coordinamento profondo che consente di spostarsi e spostare il peso portando la forza fino alle estremità in modo economico e senza perdita inutile di energia. Quando il praticante sperimenta questo particolare rilassamento prova una sensazione di vitalità e di coscienza del movimento in tutto il corpo.

La particolare capacità del tàijíquán di fare acquisire al praticante una facilità di rilassamento e di conseguenza una migliore gestione dello stress, è alla base di molte delle sue possibilità di migliorare la salute.

Gran Maestro Chen Peishan

Gran Maestro Chen Peishan

I praticanti e la comunità scientifica sanno già che il tàijíquán agisce a livello psico-fisico migliorando l’equilibrio, aumentando il controllo dei movimenti, favorendo il rilassamento fisico e psichico, permettendo una migliore gestione dello stress.

 

Uno studio del Tufts Medical Center suggerisce ora anche che il tàijíquán allevia i sintomi della fibromialgia, malattia che oggi può solo essere controllata con terapie farmacologiche e cognitivo-comportamentali, in grado di controllare parzialmente dolore, disturbi del sonno, depressione, astenia intensa.

La ricerca, pubblicata su New England Journal of Medicine, ha reclutato 66 pazienti fibromialgici, suddivisi in due gruppi di 33 pazienti che hanno praticato, rispettivamente, tàijíquán o stretching.

E’ stata usata una scala di valutazione analogico-visiva in centesimi.

I risultati hanno mostrato che nel gruppo “tàijíquán” il punteggio totale della scala si è ridotto di 27,8 punti, mentre nel gruppo “stretching” la riduzione è stata di 9,4 punti. Il miglioramento è stato evidente soprattutto per quanto riguarda la riduzione di farmaci assunti, l’intensità del dolore, lo stato depressivo e il sonno.

 

Riporto un altro studio importante, della Università dell’Oregon, aggiunge altri elementi a favore della importanza della pratica del taijiquan.

“Un dolore persistente e debilitante che spinge all’abuso di farmaci. Due antiche “arti del movimento” possono venire in aiuto.

Le nuove prove su un giornale specialistico di terapia del dolore (Journal of Pain Research). I farmaci hanno un effetto limitato sul dolore e gli altri sintomi della fibromialgia: perciò è importante trovare strategie efficaci e sicure da inserire negli schemi di trattamento di questi pazienti.

La nuova analisi è andata ad elaborare i dati degli studi clinici che si sono occupati di terapie complementari nella fibromialgia. Risultato: i metodi più efficaci sono il Qi Gong e il Tai chi. La maggior parte degli studi dimostra che il “movimento meditativo”, come lo chiamano gli autori, ottiene un effetto anti-dolorifico di entità media o elevata. Non sono emersi effetti collaterali di nessun tipo. I farmaci, viceversa, riducono il dolore e i deficit funzionali rispettivamente di circa il 30 e il 20%, ma sono gravati da problemi, soprattutto se l’impiego è cronico. Parliamo di nausea, gonfiori, tachicardia e aumento del peso corporeo. E’ importante quindi poter accostare ai farmaci un trattamento che apporti benefici senza aggravare gli effetti collaterali.

Ma non si tratta solo del dolore. I dati suggeriscono miglioramenti anche sugli altri problemi che caratterizzano la fibromialgia, in particolare i disturbi del sonno, la depressione, la fatica cronica. In genere si nota un effetto positivo sulla qualità di vita.

La fibromialgia coinvolge tutto il corpo e anche la mente. Nei casi più gravi le abilità fisiche, il solo fatto di doversi muovere, si deteriorano precocemente: a volte a 40 anni le capacità di movimento sono quelle di un settantenne. In più ci sono le comorbidità, cioè le malattie che si accompagnano sovente alla fibromialgia: intestino irritabile, vescica irritabile, mal di testa, dolore pelvico. La terapia è multimodale. Oltre ai farmaci si ricorre a terapie fisiche, spesso rivolte a rilassare i muscoli, e sono state segnalate alcune scelte fitoterapiche e alimentari. Anche la dieta può avere un ruolo nel ridurre i sintomi: sono da preferire i cibi a basso contenuto di grassi, cereali integrali, frutta e verdura di stagione. Tagliare gli zuccheri. E non fermarsi: è fondamentale cercare di muoversi per quanto possibile.

Non si tratta di una malattia rara, anche se ancora molti pazienti sfuggono alla diagnosi. Non esistono dati italiani ufficiali ma si stima che nel nostro paese circa 3-4 milioni di persone siano affetti da forme di fibromialgia di varia entità.

Lo studio dell’università dell’Oregon, a Portland:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3616139/”

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